La Bibbia regge il confronto con la critica scientifica ? per Manuel Rivero, o.p.

La Bibbia regge il confronto con la critica scientifica ?
L’esempio di p. Marie-Joseph Lagrange,
fondatore dell’École Biblique di Gerusalemme

Per la beatificazione di p. Lagrange, o.p.

Mentre posava la prima pietra dell’École biblique di Gerusalemme, il 5 giugno 1891, p. Lagrange ne affidava la fondazione all’intercessione della Madonna di Lourdes. E su questa prima pietra aveva anche fatto incidere la sua preghiera alla Madonna del Rosario, patrona dell’École. L’Ordine dei Frati Predicatori e la diocesi di Fréjus – Tolone aprono ufficialmente la causa di beatificazione di p. Lagrange. In questo pellegrinaggio del Rosario 2005 ci è sembrato opportuno fare partecipi di questo cammino i malati, gli assistenti e i pellegrini.

È noto che i domenicani non danno molto peso al culto della personalità. Alla morte dello stesso san Domenico, i frati non hanno investito le loro forze nella canonizzazione del loro fondatore ma nella predicazione della resurrezione di Gesù Cristo.

Perché allora attirare la vostra attenzione sulla avventura di questa beatificazione? Non sarebbe meglio sforzarsi di vivere la santità del presente piuttosto che ricordare quella del passato? Ai suoi tempi, p. Lagrange ha saputo raccogliere la difficile sfida della critica scientifica della Bibbia. L’esempio della sua avventura spirituale e della sua opera di esegeta si è rivelato fecondo per coloro che si trovano ad affrontare dubbi e prove.

Nel convento di Tolosa p. Bernard Montagnes[1] ha lavorato diversi anni per offrirci una biografia critica di cui troverete alcune citazioni in questo opuscolo. P. Lagrange è stato considerato un “nuovo san Girolamo” per la qualità e l’importanza dei suoi studi biblici. Il filosofo e accademico Jean Guitton, allievo di p. Lagrange a Gerusalemme, invitato da papa Paolo VI al concilio Vaticano II, ha insistito sulla necessità di mettere sugli altari il fondatore dell’École biblique che ha saputo riconciliare la fede cattolica e la critica testuale della Bibbia. A che pro lamentarsi continuamente della mancanza di fede dei nostri contemporanei? La fede non viene forse dall’ascolto della Parola di Dio presa sul serio? Ancora oggi alcuni filosofi francesi agnostici che promuovono l’insegnamento del fenomeno religioso nella nostra società si rivolgono all’École biblique di Gerusalemme per studiare la storia degli scritti nel loro contesto. Ma non sono solo gli intellettuali ad ammettere di essere colpiti dall’esempio di p. Lagrange. Famiglie angosciate per la malattia grave di un congiunto, coppie in difficoltà e genitori preoccupati per l’ateismo dei loro figli sono testimoni delle grazie ricevute per l’intercessione di p. Lagrange.

Attualmente, per giungere alla beatificazione, manca il riconoscimento ufficiale di un miracolo. Vi invitiamo ad affidarvi alla preghiera del servo di Dio, p. Lagrange, e a chiedere al Signore la sua glorificazione.

Fra Manuel Rivero o.p.
Vice-postulatore della causa di canonizzazione di p. Lagrange[2]

Biografia

Albert Lagrange nasce a Bourg-en-Bresse il 7 marzo 1855, festa di san Tommaso d’Aquino. Dopo avere frequentato come allievo il piccolo seminario di Autun intraprende gli studi di diritto fino al dottorato. I suoi confratelli lo eleggono segretario della conferenza degli avvocati di Parigi, ma il giovane giurista sente la chiamata al sacerdozio ed entra nel seminario di Saint-Sulpice a Issy-les-Moulineaux. Affascinato dall’ideale di san Domenico, riceve l’abito domenicano per la provincia di Tolosa il 5 ottobre 1879 a Saint-Maximin, in Provenza, dalle mani del priore provinciale Hyacinthe-Marie Cormier.

Nel 1880, quando i religiosi sono vittime di un decreto di espulsione, fra Lagrange va in esilio al convento di Salamanca in Spagna. Di questi anni trascorsi in Castiglia conserverà il ricordo di una vita religiosa e contemplativa e la devozione a santa Teresa d’Avila, venerata ad Alba de Torques dove Lagrange andava in pellegrinaggio. Il 22 dicembre 1883 viene ordinato sacerdote a Zamora. Nel 1886 si presenta per lui l’opportunità di tornare in Francia, nella città di Tolosa, dove insegnerà e predicherà il Vangelo.

Dopo avere compiuto degli studi di orientalistica all’università di Vienna, fra Lagrange viene mandato a Gerusalemme con l’incarico di fondare una scuola di sacra scrittura. Consacrerà tutta la sua vita allo studio delle lingue orientali (assiro, egiziano, arabo, ebraico talmudico), all’insegnamento dell’esegesi e alla ricerca biblica. Le sue opere La méthode historique e L’Évangile de Jésus-Christ, insieme alla Revue Biblique da lui fondata e pubblicata ancora oggi, hanno conosciuto una grande diffusione e fanno parte del patrimonio culturale di religiosi e laici. Bisogna dire che p. Lagrange ha raccolto una sfida importante: quella della critica razionalista e modernista della Bibbia. Le osservazioni di razionalisti come Renan o Loisy avevano instillato il dubbio in molti cristiani, bisognava quindi prendere il toro per le corna. P. Lagrange si mette a studiare la critica testuale e quella letteraria, l’archeologia, la geografia della Palestina, la topografia… Credeva molto nella pedagogia pratica di tipo sperimentale, così si trasferì là dove il popolo di Dio ha vissuto i grandi avvenimenti della Storia della salvezza. Discepolo di san Tommaso d’Aquino, non temeva affatto le scoperte scientifiche sapendo che “la Verità vi farà liberi” (Giovanni, 8,32). Malgrado la sua cultura, lo studio per p. Lagrange non era arido esercizio. Insistendo sull’“umile senso letterale” delle Scritture rispetto alle interpretazioni fantasiose, i suoi studi biblici si contraddistinguono per freschezza e perspicacia. La sua ricerca si dispiega in una sapida conoscenza di Dio, appassionata, personale e vivificante.

Il 10 marzo 1938, a Saint-Maximin (Var), p. Lagrange tornava alla casa del Padre. Le sue spoglie furono sepolte nel cimitero del convento, ove restarono fino al novembre 1967, quando sono state trasportate e inumate nella basilica di Santo Stefano a Gerusalemme, dove riposano ancora oggi.

La spiritualità mariana

P. Lagrange era un uomo fervente: la sua preghiera era di fuoco. Affidava tutte le sue iniziative all’intercessione della Vergine Maria, sua vera Madre spirituale. Non stupisce quindi il trovare nella prefazione del suo Commentario al Vangelo di san Giovanni questo testo di Origene: “Non temiamo di affermare che i Vangeli sono la parte destinata al prediletto: nessuno può acquisirne lo spirito se non si è adagiato come Giovanni sul petto di Gesù e se questi non gli ha affidato Maria come madre. Il nome di Maria, così, riaccende la fiducia grazie alla quale imploriamo la luce soprannaturale necessaria all’intelligenza, qualunque essa sia, di un libro così ricco di significato divino.”

Parlando dell’influenza di Maria sull’educazione di Gesù bambino, scriveva: “Se fosse possibile spingere fino a tal punto l’analisi del suo sviluppo umano, si potrebbe dire che c’è in Gesù, come in ciascuno, una traccia dell’influenza materna. La sua grazia, la sua finezza squisita, la dolcezza indulgente appartengono soltanto a Lui. Ma è da queste caratteristiche che si distinguono coloro il cui cuore è stato addolcito dalla tenerezza materna, lo spirito affinato dalle conversazioni con la donna venerata e teneramente amata che si compiaceva di iniziarli alle sfumature più delicate della vita.”

P. Lagrange insisteva anche sulla partecipazione della Vergine Maria alla salvezza compiuta dal Figlio: “Nell’atteggiamento di colei che sta ai piedi della croce la nostra devozione per Maria vede anche un segno del ruolo che ella riveste nella nostra redenzione. Compatisce la sofferenze di suo Figlio, compatisce i nostri mali, soffre con Lui senza aggiungere nulla ai suoi meriti infiniti ma unendovi i suoi, collaborando all’opera di colui che ha messo al mondo per salvarlo, partecipe della sua opera alla sua morte tanto quanto della sua nascita.”

Segnato fin dalla nascita dalla devozione mariana di sua madre, che morirà terziaria domenicana, ha scritto nel suo diario spirituale: “Sono nato il 7 marzo, giorno di san Tommaso; sono stato battezzato il 12, festa di san Gregorio e, secondo l’usanza, immediatamente consacrato a Maria all’altare della Vergine nera. Fin dall’inizio fui sotto la protezione di san Giuseppe. Mia madre fece un voto e mi vestì di bianco e blu per tre anni in onore di Maria. Che pensiero dolce, e non fu che il primo gesto della tenerezza che provava per me! I miei genitori mi hanno portato in pellegrinaggio ad Ars, il santo curato mi ha benedetto e forse guarito da una indisposizione intestinale.” “A 9 anni e mezzo sono entrato al seminario d’Autun. Ben presto mi hanno iscritto al catechismo per la prima comunione. Mi piaceva recitare l’ufficio della Santa Vergine. Mia madre, che non poté assistere alla mia prima comunione, mi inviò una commovente lettera per indurmi ad accettare quel sacrificio. Il mio disappunto fu così grande che i miei compagni sostennero di avere udito i miei lamenti. La sera ci consacrammo a Maria ai piedi della statua che oggi non è più là, presso la fontana. Ero sincero mentre mi donavo a lei, ma ella è stata più fedele di me.”

Al momento del discernimento vocazionale, la Vergine Maria tocca anche il suo cuore: “Durante le vacanze sono andato ad Ars con mia madre e sono stato sfiorato dalla grazia. Ho chiesto a santa Filomena di morire nell’Ordine di san Domenico, fosse anche martire, e ho domandato un segno tangibile della mia vocazione sacerdotale: chiesi che Paul si confessasse prima di partire per l’Algeria, dove dovevamo recarci a trovare mio fratello che entrava in monastero. A Aix, dove andai ad incontrarlo, Paul prese tempo. Poi siamo partiti per Marsiglia; pensavo che fosse stato tutto inutile quando egli stesso mi ha portato alla chiesa dei domenicani. Questo segno è stato così evidente che sono rimasto in un cantuccio in fondo alla chiesa fino a quando lui è venuto a strapparmi alla preghiera. Qualche tempo prima, a Paray-le-Monial, Nostro Signore mi aveva prodigato tutta la dolcezza del suo amore.” (Diario spirituale)

All’epoca della fondazione dell’École biblique, Lagrange sceglierà l’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione, come festa della scuola: “Messa dell’Immacolata Concezione. Abbandono senza riserve dell’École nelle mani di Maria Immacolata: è a lei dedicata, è opera sua. Il mese del Rosario è sempre stato propizio per noi.” (P. Lagrange, 27 settembre 1898)

Il rosario

Rivolgendosi ai laici domenicani nel 1936, p. Lagrange insegnava così: “Il Rosario è un compendio del Vangelo che ci orienta verso la meta che l’Incarnazione e la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo ci fanno sperare. Ma allora, il Rosario sostituisce la lettura delle Scritture e la rende inutile? Diciamo piuttosto che la fa desiderare, che addirittura la rende necessaria se vogliamo realmente avere davanti agli occhi i misteri che dobbiamo meditare.”

La vocazione domenicana

Scoprendo la chiamata alla vita domenicana, p. Lagrange esulta di felicità: “Mi sembrava di camminare in piena luce, come se Dio mi mostrasse la strada illuminandola come una fiamma ardente.” (Ricordi personali)

“Dopo avere letto le Conférences de Notre-Dame e la vita di san Domenico l’ideale domenicano sovrastava il mio pensiero. Mi ero donato a san Domenico più per essere stato sedotto dall’immagine radiosa del santo che il Beato Angelico pone nella sua “Incoronazione della Vergine” che dalla lettura del testo di Lacordaire. Non dubitavo della precisione di quel ritratto ed era proprio, in effetti, ciò che si può immaginare della visione amorosa di un’anima pura. Molto tempo prima di entrare nel suo Ordine io ero suo figlio, lo pregavo ogni giorno.” (Ricordi personali)

“Ho celebrato la mia prima messa domenica 23 all’altare del Santo Rosario, con la gioia ineffabile di donare la comunione a mia madre e a mia sorella Teresa.” (Ricordi personali)

“Per un insieme di circostanze, fui obbligato, dovendo ricevere l’ordinazione, a recarmi a Zamora, ed ero così spossato dal viaggio, e forse un po’ dall’emozione, che mi sentivo completamente apatico. Ma quando sono arrivato la notte al convento di Salamanca e ho visto la porta della mia cella addobbata con delle foglie, lo si faceva per tutti, sono stato così commosso da tale carità fraterna che ho pianto lacrime di gioia.”

“Il Rosario è un compendio del Vangelo” P. Lagrange, o.p.

Lo studio della Bibbia

“Credo di avere dato prova di una vera passione per lo studio, ma dichiaro che non la concepisco, nel nostro Ordine, senza il canto di una buona parte dell’ufficio, come riposo e come luce! […]Lo studio della Sacra Scrittura privo di un grande spirito di fede è molto pericoloso, come è dimostrato da numerose apostasie, e io non mi darei pena di lavorare per arrivare a un tale risultato per me o per altri.” (Lettera di p. Lagrange a p. Paul Meunier, superiore della casa Saint-Etienne a Gerusalemme)

“Poiché ciò che ammiro di più nella dottrina cattolica è di essere contemporaneamente immutabile e progressiva. Per lo spirito non è un limite, è una regola. Essa gli si impone, ma ne sollecita l’attività. Le grandi intelligenze possono dedicarsi senza paura alla loro passione dominante, il progresso nella luce. La verità rivelata non si trasforma, cresce. È un progresso perché le nuove acquisizioni si fanno senza nulla togliere ai tesori del passato. Così la storia dell’esegesi è la più bella delle storie letterarie.”

“È difficile non riconoscere che esiste una questione biblica per gli uomini di Chiesa come c’è una questione sociale per gli uomini di Stato […] E tale questione richiede una soluzione scientifica […] ma è un dovere chiedere alla scienza la risposta alle domande ch’essa stessa pone.”

“Sono troppo appassionatamente legato alla Chiesa romana per non sperare di uscire dalla condizione di inferiorità intellettuale nella quale ci troviamo su certi punti.”

“Non vorremmo che delle anime si perdano per aver negato la loro adesione a ciò che la Chiesa non domanda di credere”conclude p. Lagrange nel 1897 al termine di un articolo sul racconto della caduta nella Genesi.

“Uno dei bisogni più urgenti della Chiesa in questo momento […] è di formare degli esegeti versati nella scienza teologica e anche in tutte le discipline correlate che possono aiutare a comprendere la Sacra Scrittura in quanto opera divina e umana. Il capitolo generale di Avila del 1895 ha approvato la fondazione, fatta a Gerusalemme dal nostro predecessore, di una Scuola biblica accostata allo studio di San Tommaso. Il vero motivo per cui si leggono poco le Scritture è che sono difficile da capire.”

La vita di p. Lagrange trova una sua unità nella fede: “Mi piace ascoltare il Vangelo cantato dal diacono all’ambone fra nubi d’incenso: le parole penetrano nella mia anima più profondamente di quando le ritrovo in una discussione fra esperti.”

“Non basta attribuire alla critica la responsabilità di ogni male. Solo la critica può combattere la critica.”

La fondazione dell’École biblique di Gerusalemme

“È sotto la protezione di santo Stefano, che nel suo magnifico discorso ha sintetizzato tutto l’Antico Testamento, di colui la cui preghiera ha reso possibile la conversione di san Paolo e sotto la protezione di san Tommaso d’Aquino che la nuova Scuola di Scrittura sarà fondata.”

Le prove

P. Lagrange si è scontrato con la diffidenza e la condanna. Sebbene le sue scoperte facessero paura ad alcuni responsabili della gerarchia romana, non è si è mai emarginato. Ha sempre dato prova di obbedienza alla ‘Santa Madre Chiesa’ come lui stesso amava chiamarla. Il suo attaccamento alla Chiesa è stato però causa di sofferenza al punto da fargli dire: “Colui che non ha sofferto per la Chiesa non sa che cosa significa amare la Chiesa.”

“Dopo lunga esperienza mi sono convinto che non bisogna permettere che qualcuno dubiti della nostra ortodossia o della nostra onestà. Il più delle volte è possibile rispondere per difendere il proprio onore e la propria lealtà di cristiano.”

“Sono un po’ sorpreso che sembriate credermi capace di far stampare la mia Genesi senza il vostro permesso. Grazie a Dio, un simile pensiero non mi sfiora nemmeno. Mi rendo conto non senza dolore della nostra inferiorità nell’ambito degli studi critici, ma so bene che non si cambia nulla nella Chiesa fuori dall’obbedienza.” (Marie-Joseph Lagrange al maestro dell’Ordine André Frühwirth, 6 febbraio 1899)

“Ho letto con estrema attenzione la bella lettera di p. Lagrange; abbiate la bontà di rispondergli che non dubitavo dei suoi sentimenti e che mi rallegro per la sua totale obbedienza.” (Papa Pio X al maestro dell’Ordine Hyacinthe-Marie Cormier, 16 agosto 1912)

Nell’accomiatarsi dall’École biblique di Gerusalemme il 3 settembre 1912: “Bando all’amarezza e allo smarrimento! Nessun soldato degno di questo nome discute l’ordine che lo manda in battaglia, tanto meno può arrendersi o disertare. La mia preghiera e il mio cuore sono con voi, ma non contate più sul mio aiuto poiché sapete che non potrei darvelo senza essere sleale, anche indirettamente o di nascosto. Se Dio vuole che quest’opera continui a esistere, è Lui che la farà vivere come in passato, ma voi meritate la sua assistenza solo a condizione che restiate coraggiosi, pieni di entusiasmo e soprattutto veri religiosi e figli sottomessi con lo spirito e il cuore all’Ordine e alla Chiesa.”

Papa Benedetto XV gli manifesta la sua simpatia :

“Reverendo Padre,

in risposta alla vostra lettera del 6, vi propongo di mandare p. Lagrange oggi alle 16: ricordo di averlo conosciuto tempo fa, ma sarò felice di riceverlo oggi.

Grazie delle bellissime fotografie del collegio Angelico. Per intercessione di san Domenico che il Signore ci colmi di ogni grazia.

8 gennaio 1915. Benedictus P.P.XV

(Lettera di Bendetto XV a p. Hyacinthe-Marie Cormier. Vaticano, 8 gennaio 1915)

La sua umiltà

“Ritrovo in me un difetto delle persone anziane: l’irascibilità. Ci si crede intelligenti e il confronto con altri durato tutta una esistenza alimenta questo autocompiacimento. Non si può negare che si è acquisita dell’esperienza che porta a giudicare con durezza: è stupido, che cretino! Un difetto che nei giovani non si presenta nello stesso modo perchè la loro presunzione è meno ostinata.

Bisogna lottare, mostrarsi miti e soprattutto esserlo. D’altra parte la vita, in effetti, insegna l’indulgenza; soprattutto una vita come la mia. Che cosa sarei, o mio Gesù, se non vi foste preso la pena di umiliarmi!”

Il suo testamento spirituale

Ave o Maria! Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo!
[…] Dichiaro davanti a Dio che è mia intenzione morire nella santa Chiesa cattolica, alla quale ho sempre appartenuto col cuore e con l’anima fin dal mio battesimo, e di morire fedele ai miei voti di povertà, castità e obbedienza nell’Ordine di san Domenico. Mi raccomando perciò a Gesù mio buon Salvatore, presso la sua Santa Madre, sempre così buona con me.

 

 

[…] Dichiaro anche, nella maniera più esplicita, di sottomettere al giudizio della sede apostolica tutto ciò che ho scritto.

[…] Voglio dire ancora una volta che sono figlio di Maria: Tuus sum ego, salvum me fac !

(Gerusalemme, convento di Saint Étienne, protomartire, 14 dicembre 1914)

La morte di p. Lagrange

Lettera di un domenicano (non identificato) a p. Buzy, superiore generale dei Padri di Bétharram, Saint-Maximin, 17 marzo 1938.

“Reverendissimo Padre,

Siamo commossi per le affettuose condoglianze che avete voluto porgerci in occasione della morte di p. Lagrange.

Volentieri vi comunico qualche dettaglio sulla sua fine, scusandomi per non avervele inviate prima in quanto occupato dalla scuola.

P. Lagrange era rientrato da Montpellier la sera del primo marzo, martedì grasso, dove aveva trascorso una settimana di riposo durante la quale trovò comunque il modo di tenere cinque conferenze. Al suo ritorno era raffreddato, un po’ affaticato, ma nulla lasciava pensare all’avvicinarsi della fine. Venerdì quattro ha tenuto il suo corso su san Giovanni, come al solito. Dalla ripresa delle lezioni in ottobre, infatti, il padre teneva due corsi regolari, uno il mercoledì sulla Genesi e l’altro il venerdì su san Giovanni. In quel momento affrontavamo lo studio della Passione secondo Giovanni e secondo i Sinottici. Sabato cinque il padre non era presente alla messa che celebrava ogni mattina alle sei nella cella di p. Lacordaire. Il giorno in cui è comparsa la febbre, p. Lagrange si è messo a letto per non alzarsi più. È morto per un influenza che si è sviluppata in congestione polmonare.

Aggiungendosi al bell’esempio di una vita laboriosa e attiva fino alla fine, la sua ultima malattia è stata per noi edificante per la docilità con cui ha seguito anche i minimi ordini del medico, per la devozione che continuava a manifestare; già dalle prime ore del mattino reclamava la santa comunione e uno dei frati che si occupava di lui l’ha sentito dire: “Non potrò più celebrare la messa… Gesù è il Maestro”. Il mercoledì sera, dopo essersi confessato, mentre il confessore gli parlava della Santa Vergine il suo viso si è illuminato con un sorriso. Dopo avere ricevuto l’estrema unzione, al medico che gli chiedeva come si sentiva, il padre, alludendo al sacramento appena ricevuto davanti alla comunità riunita intorno a lui, rispose: “Sono venuti tutti come se stessi per spirare”. Forse in quel momento si faceva ancora qualche illusione, ma quando il medico gli disse che eravamo molto preoccupati, lo ho guardato e, rendendosi conto della gravità della situazione, ha pronunciato con estrema calma queste parole: “Mi abbandono a Dio”. Ha esalato l’ultimo respiro il giovedì mattina, dopo il canto del Salve Regina, proprio nel momento in cui eravamo di nuovo tutti riuniti intorno a lui per il transitus animæ.”

Giovanni Paolo II elogia p. Lagrange

Il 31 ottobre 1992, rivolgendosi ai membri dell’Accademia pontificia delle scienze, il papa Giovanni Paolo II ha paragonato la condanna di Galileo a quella che ha causato la sconfessione di p. Lagrange :

In virtù della missione che le è propria, la Chiesa ha il dovere di essere attenta alle incidenze pastorali della sua parola. Sia chiaro, anzitutto, che questa parola deve corrispondere alla verità. Ma si tratta di sapere come prendere in considerazione un dato scientifico nuovo quando esso sembra contraddire delle verità di fede. Il giudizio pastorale che richiedeva la teoria copernicana era difficile da esprimere nella misura in cui il geocentrismo sembrava far parte dell’insegnamento stesso della Scrittura. Sarebbe stato necessario contemporaneamente vincere delle abitudini di pensiero e inventare una pedagogia capace di illuminare il popolo di Dio. Diciamo, in maniera generale, che il pastore deve mostrarsi pronto a un’autentica audacia, evitando il duplice scoglio dell’atteggiamento incerto e del giudizio affrettato, potendo l’uno e l’altro fare molto male. Può essere qui evocata una crisi analoga a quella di cui parliamo. Nel secolo scorso e all’inizio del nostro, il progresso delle scienze storiche ha permesso di acquisire nuove conoscenze sulla Bibbia e sull’ambiente biblico. Il contesto razionalista nel quale, per lo più, le acquisizioni erano presentate, poté farle apparire rovinose per la fede cristiana. Certuni, preoccupati di difendere la fede, pensarono che si dovessero rigettare conclusioni storiche seriamente fondate. Fu quella una decisione affrettata e infelice. L’opera di un pioniere come il p. Lagrange ha saputo operare i necessari discernimenti sulla base di criteri sicuri.[3]


Notes    (↵ returns to text)

  1. Bernard Montagnes, Marie-Joseph Lagrange, Une biographie critique, Paris, Éd. du Cerf, 2004.
  2. Vice postulazione per la beatificazione di p. Lagrange. Dominicains, 9 rue Saint François de Paule. F-06357 Nice Cedex 4.
  3. Acta Apostolicæ Sedis 85 (1993) 764-772. Bernard Montagnes, o.p. , Le serviteur de Dieu, Marie-Joseph Lagrange, o.p. (1855-1938). Biographie critique. Rome 1999, p. 460.

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